Gen 30

Piercing

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L’arte del piercing, conosciuta attraverso i secoli e le varie culture, è stata riscoperta e accettata con entusiasmo anche ai giorni nostri, e la sua popolarità è in aumento, sia tra gli uomini che tra le donne.
Dalle tribù dell’Africa e dell’Amazzonia, l’arte “del foro” è arrivata agli studi professionali delle maggiori città d’America e d’Europa, dove si è evoluta e modernizzata.
Il piercing è qualcosa di magico, spirituale e intenso, a patto che sia fatto da seri professionisti, e sia vissuto nel modo giusto, in modo positivo.
La pratica del piercing non è illegale o immorale.
E’ sempre stato un segno di distinzione molto forte e destinato a pochi eletti, come nell’antico Egitto, dove il piercing era riservato esclusivamente ai reali e proibito alla gente comune.
Al giorno d’oggi i vari piercing, anche quelli sui genitali, sono stati accettati.
Si potrebbe pensare che chi si fa “bucare” i genitali o i capezzoli sia essenzialmente un masochista o un pazzo, ma tutte le persone che si sottopongono a questa pratica non possono essere “etichettate” adeguatamente, con un semplice stereotipo.
Queste persone, oltre che per un motivo d’estetica personale, si fanno “ingioiellare” vari punti “strategici” del loro corpo per rendersi più interessanti, ai propri occhi o a quelli degli altri, o per aumentare la sensibilità delle parti forate, e di conseguenza delle esperienze sessuali molto più intense.
Il piercing, infatti, può produrre sensazioni molto piacevoli ed eccitanti, non certo di dolore.
Il dolore vero e proprio dura giusto l’attimo in cui si inserisce l’ago. In realtà viene usata una pinza per prendere la pelle, che funge un po’ da anestetico, ed è proprio questa che fa un po’ male.
Inizialmente, la pratica del piercing in occidente si è diffusa negli ambienti gay sado-maso di N.Y. e San Francisco; ora invece è una pratica molto affascinante, priva di violenza e volgarità, ricercata da tutti.

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